Atrofia ghiandolare della prostata - Psa alterato

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Atrofia ghiandolare della prostata

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" ..L'indagine su  una malattia  inizia dalla perfetta conoscenza di essa.. "

LA VISITA UROLOGICA INTERATTIVA

Cosa significa atrofia ghiandolare nell'esame istologico di biopsia prostatica ?

Nella maggior parte dei referti delle biopsie prostatiche , compare la dizione .....ATROFIA SEMPLICE.
Atrofia significa  riduzione della massa di tessuto ghiandolare prostatico causata dalla diminuizione  del numero delle cellule  o delle loro dimensioni.
Può essere :
LOCALIZZATA localizzata in un punto della prostata oppure ESTESA  all'intera ghiandola.
ATROFIA LOCALIZZATA

E' dovuta a fatti cicatriziali conseguenti a fenomeni ischemic
i o infiammazioni croniche e come tale  rappresenta più un processo riparativo  che non una atrofia in senso stretto. Se compare nell'esame istologico assieme  alla segnalazione di tessuto flogisitico (flogosi acuta e cronica), rappresenta una delle iniziali trasformazioni verso la PIA e la HGPIN , lesioni che potranno evolvere in adenocarcinoma. (ma ne siamo molto lontani)
ATROFIA GENERALIZZATA

E' secondaria alle alterazioni ormonali (aumento della quota estrogenica - riduzione del testosterone, libero incremento del diidrotestosterone) ,  tipiche della età e si caratterizza per la completa assenza di tessuto ghiandolare.

ATROFIA GHIANDOLARE SEMPLICE

Commento dell'autore


Reperire una atrofia ghiandolare , viene considerato come un esame istologico negativo, cioè non preoccupante.
Va da se valutare se il paziente che ha fatto la biopsia prostatica , nonostante l'esame escluda tumore , abbia dei sintomi legati alla infiammazione o meno (LUTS). In tal caso una terapia medica è consigliata periodicamente per ridurre la componente flogistica, i sintomi avvertiti, ma sopratutto il psa alterato ,  per il quale siete stati costretti ad  effettuare la biopsia.
La maggior parte degli urologi , trascura queste risposte rimandando al solo problema di aver escluso la neoplasia ma non preoccupandosi della salute della prostata che sta invece soffrendo (silenziosamente oppure sintomaticamente).

IL PAZIENTE RITIRA IL SUO ESAME ISTOLOGICO E RIMANE CON IL SUO PSA ALTO.


La numerosa mole di lavori che saranno citati in calce consiglia invece una periodica assunzione di farmaci antibiotici, antiinifammatori  in risposta ai continui inneschi di infiammazione portati avanti da germi che risalgono per via ascendente o discendente ma anche da processi autoimmunitari la cui genesi si sta attentamente studianto.. Solo in questa maniera si può stoppare una situazione in continua evoluzione, migliorare i sintomi ed abbassare il psa.
Vi saranno consigliati alcuni schemi terapeutici tratti dalla letteratura e dalla esperienza di numerosi urologi ( e non dalle sponsorizzazioni). Ciascuno di questi schemi verrà dettagliatamente analizzato principio per principio correlandolo alle fasi di infiammazione della ghiandola e specificandone il meccanismo di azione. Di ciascun lavoro vi sarà dato il riferimento bibliografico.

IL SISTEMA IMMUNITARIO  e il PROCESSO INFIAMMATORIO DELLA GHIANDOLA PROSTATICA

(Da Wikipedia) .
Il sistema immunitario dei vertebrati e quindi dell'uomo, è una complessa rete integrata di mediatori chimici e cellulari sviluppatasi nel corso dell’evoluzione per difendere l’organismo da qualsiasi forma di insulto chimico, traumatico o infettivo alla sua integrità. Una caratteristica fondamentale del sistema immunitario è quindi la capacità di distinguere tra le strutture endogene o esogene che non costituiscono un pericolo e che dunque possono o devono essere preservate (self) e le strutture endogene o esogene che invece si dimostrano nocive per l’organismo e che devono quindi essere eliminate (non-self).
Secondo le più recenti teorie il sistema immunitario distingue dunque un non-infectious self (self non infettivo) da un infectious self (self infettivo). La discriminazione tra self e non self avviene a livello molecolare ed è mediata da particolari strutture cellulari (Toll-like receptor, recettori dei linfociti T, complessi MHC, anticorpi), che consentono la presentazione ed il riconoscimento di componenti dell’agente lesivo definite antigeni (letteralmente induttori di anticorpi).
A seconda delle modalità di riconoscimento degli antigeni si possono distinguere due aree del sistema immunitario:

  • immunità aspecifica o innata: comprende mediatori chimici (responsabili dell’infiammazione) e cellulari responsabili di una prima linea di difesa contro le aggressioni. È evolutivamente più antica e consente il riconoscimento di un repertorio limitato di antigeni. Riconosce una generica condizione di pericolo e pone il sistema immunitario in una condizione di "allarme", che favorisce lo sviluppo dell’immunità specifica

  • immunità specifica o adattativa: comprende mediatori chimici e cellulari responsabili di una risposta difensiva più potente e mirata (virtualmente in grado di riconoscere qualunque forma di antigene), ma più lenta. È evolutivamente più recente e poggia sulla risposta aspecifica per numerose funzioni di presentazione e distruzione degli antigeni. Si divide a sua volta in:

             a. immunità specifica umorale (cioè mediata da anticorpi).
             b. immunità specifica cellulo-mediata

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La prostata cosi come altri organi  (tonsille, stomaco, pancreas..) ha una sua immunologia.
Si fa riferimento allo studio REDUCE che ha coinvolto  circa 8000 pazienti con infezioni delle vie urinarie sintomatiche   e che ha confermato  l'elevato tasso di infiammazione cronica  (77,6%) presente in questi pazienti.  Praticamente si è visto che pazienti affetti da sintomi delle vie urinarie e sottoposti a biopsia prostatica, presentavano nel 77 % dei casi un infiltrato infiammatorio cronico. Ciò ha dimostrato che esiste una stretta correlazione tra infiammazione e sintomi urinari.
Mediante  gli studi istologici  effettuati su migliaia di biopsie prostatiche si è quindi  osservata la presenza di infiltrati infiammatori  localizzati sopratutto nella zona di transizione  della ghiandola prostatica. Questi infiltrati,  presenti nel 43 % dei pazienti affetti da ipertrofia prostatica , sono  stati correlati alla genesi della ipertrofia benigna. (Di Silverio et altri). Gli infiltrati infiammatori si associano anche ad aumentati valori di PSA , e questi aumenti sono tanto piu' rappresentati quanto piu' piccolo è il volume della ghiandola prostatica.
Inoltre questi infiltrati infiammatori contribuiscono alla  progessione della malattia prostatica  ma anche alle trasformazioni  del tessuto prostatico che conducono alla neoplasia prostatica.
E' stata quindi dimostrata una stretta correlazione tra infiammazione cronica della prostata da una parte  e ipertrofia prostatica /tumore prostatico dall'altra.

 


INFIAMMAZIONE CRONICA
DELLA PROSTATA



    


IPERTROFIA PROSTATICA


TUMORE DELLA PROSTATA

 

Gli infiltrati infiammatori  evidenziati sono rappresentati da Leucociti e Linfociti .

LEUCOCITI
I leucociti (dal greco λευκός, leukós „bianco“ e κύτος, kýtos „cellula“, „cavità“) ovvero i globuli bianchi o WBC, sono cellule del sangue. La funzione principale dei leucociti è quella di preservare l'integrità biologica dell'organismo tramite l'attuazione di meccanismi di difesa diretti contro microorganismi patogeni di varia natura (virus, batteri, miceti, parassiti) e contro corpi estranei penetrati nell'organismo previo superamento delle barriere costituite dalla cute e dalle mucose.
Il termine generico leucociti comprende popolazioni cellulari assai differenti tra loro:

  • granulociti neutrofili

  • granulociti basofili

  • granulociti eosinofili

(l'insieme di queste tre categorie si definisce granulociti polimorfonucleati)

  • monociti, dai quali derivano i macrofagi tissutali;

  • linfociti, ulteriormente classificabili in diverse sottopopolazioni.

(l'insieme di queste due categorie si definisce agranulociti)


LINFOCITI
I linfociti sono cellule presenti nel sangue che costituiscono tra il 20 e il 40% dei leucociti (secondo i dati delle formule leucocitarie riconosciute). Svolgono un ruolo molto importante nel sistema immunitario: sono la struttura portante della nostra risposta immunitaria adattativa (ovvero specifica per un tipo di antigene). I linfociti derivano dalla linea linfoide delle cellule staminali multipotenti presenti nel midollo osseo e a seconda del luogo, all'interno dell'organismo, nel quale avviene la maturazione cellulare, si ottengono due linee linfocitarie ben distinte:

  • i linfociti B RESPONSABILI DELLA RISPOSTA IMMUNITARIA  UMORALE (CHE SI ESTRINDECA ATTRAVERSO LA PRODUZIONE DI ANTICVORPI)

  • i linfociti T  e NK (Natural Killer, i nostri linfociti "ancestrali") RESPONSABILI  DELLA RISPOSTA CELLULO MEDIATA (ATTIVAZIONE DEI MACROFAGI E DELLE CELLULE NATURAL KILLER  e di tutta una serie di sostanza dette CITOCHINE

Nel tessuto prostatico tra le cellule epiteliali della ghiandola e nell'interstizio si trovano LINFOCITI T

In risposta ad uno stimolo, ed in grado di modificare il comportamento di altre cellule inducendo nuove attività come crescita, differenziazione e morte, dai LInfociti T derivano le citochine che sono sono molecole proteiche prodotte da vari tipi di cellule e secrete nel mezzo circostante di solito.
La loro azione di solito è locale, ma talvolta può manifestarsi su tutto l'organismo.
CITOCHINE
Le citochine possono quindi avere un effetto autocrino (modificando il comportamento della stessa cellula che l'ha secreta), o paracrino (modificano il comportamento di cellule adiacenti). Alcune citochine possono invece agire in modo endocrino, modificando cioè il comportamento di cellule molto distanti da loro. Hanno una vita media di pochi minuti.
Le citochine prodotte da cellule del sistema immunitario sono dette linfochine o interleuchine

LINFOCHINE
Le linfochine rappresentano un gruppo di interleuchine liberate dai [[linfocita|linfociti T attivati. Svolgono svariati ruoli nelle reazioni immunitarie. Le linfochine possono svolgere due azioni fondamentali: 1 - Attaccano direttamente la cellula estranea (o contaminata da virus, o da batteri intracellulari), provocando dei fori, che renderanno più facile il lavoro dei Macrofagi; 2 - Le linfochine svolgono anche un azione di attrazione per le cellule estranee, attrazione che vale solo per le cellule estranee che il CTL ha prima riconosciuto, dando così il via alla produzione delle linfochine, delle plasmacellule, anticorpi e infine cellule della memoria. 3 - Nell'infiammazione, le linfochine, stimolano i macrofagi a sintetizzare e liberare prostaglandine, le quali a loro volta inibiscono la liberazione di linfochine dai linfociti attivi. È un meccanismo a feedback negativo che determina la regressione dell'infiammazione.

QUALSIASI SOSTANZA  DOTATA DI POTERE ANTIINFIAMMATORIO CHE INTERFERISCA CON IL PROCESSO INFIAMMATORIO E' ADATTA PER POTER ESSERE ASSUNTA.
OTTIMI I FANS (FARMACI ANTIINFIAMMATORI NON STEROIDEI ) , OTTIMI GLI ANTIBIOTICI (  se l'infiammazione è generata dalla infezione), OTTIMI I FITOTERAPICI (per la loro possibilità di essere assunti per periodi lunghi senza problemi di gastrolesività).
L'utilizzo di queste sostanze da sole od in associazione è utilissimo per la regressione della infiammazione cronica della prostata e dei suoi effetti nel tempo.  

 
 
 
 
 
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